Cent’anni di solitudine compie cinquant’anni

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito»

Comincia così Cent’anni di solitudine, il capolavoro del premio Nobel Gabriel García Márquez, è uscito il 30 maggio 1967 i Colombia (nel 1968 in Italia) e ha compiuto i suoi primi cinquant’anni. Cent’anni di solitudine (Cien años de soledad) non è considerata solo l’opera più importante della carriera dell’autore colombiano, ma è anche considerata una delle opere letterarie più importanti del Novecento.

Personalmente, ho letto per la prima volta Cent’anni di solitudine durante i primi anni del Liceo e me ne sono innamorato, poi l’ho ripreso dopo il mio primo esame di Letteratura Spagnola all’Università e ho avuto la conferma di trovarmi di fronte a un libro appassionante. Così ho deciso di inserirlo nella bibliografia della mia tesi triennale che parlava di realismo magico.

Cent’anni di solitudine: la saga della famiglia Buendía

Cent’anni di solitudine narra le vicende di sette generazioni della famiglia Buendía, nel villaggio immaginario di Macondo nella Colombia caraibica. La storia familiare è strettamente legata a quella del villaggio, segnato da povertà e arretratezza e vuole essere una lettura critica della storia colombiana.

Lo stile che ha reso celebre il romanzo è quello già citato del “realismo magico”, in cui le vicende, seppur realistiche, vengono filtrate da un alone di magia e di superstizione. Nel romanzo inoltre, la linea di demarcazione fra il mondo dei vivi e quello dei morti è piuttosto labile e alcuni personaggi hanno la tragica capacità di predire il futuro.

Anche se se ne sono andati i primi cinquant’anni di solitudine, questo grande romanzo del Novecento non perde freschezza e mantiene tutta la sua importanza:  infatti, nel 2007, al IV Congresso Internazionale della Lingua Spagnola, Cent’anni di solitudine è stato votato come seconda opera più importante mai scritta dopo il Don Chisciotte dellla Mancha.

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