Una città o l’altra – Bill Bryson

Una città o l’altra è un libro di viaggio dello scrittore americano Bill Bryson. Il libro narra del viaggio di Bryson attraverso l’Europa nel 1990 (il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1991). Questo diario di viaggio è stato pubblicato in Italia da Guanda nel 2002 con la traduzione di Silvia Cosimini, Sonia Pendale e Giorgio Rinaldi.

Una città o l’altra: viaggio in Europa da nord a sud

Bryson ha deciso di intraprendere un viaggio in Europa da nord a sud, da Hammerfest a Istanbul. Questo è il secondo viaggio in Europa dello scrittore americano, trasferitosi in Gran Bretagna. Il suo primo viaggio risaliva a vent’anni prima, in compagnia di un amico: il classico viaggio da sacco a pelo e autostop.

“Mi affascinava come gli europei potessero essere tanto uguali tra loro […] pur rimanendo così eternamente e sorprendentemente diversi.”

Bill Bryson ha deciso di spostarsi in autobus e treno (infatti viaggia sempre in compagnia dell’Orario dei treni di Thomas Cook, che secondo lui è la migliore lettura da viaggio). La prima tappa del suo viaggio è stata Hammerfest, in Norvegia, dove Bill spera di vedere l’aurora boreale.

Risate assicurate da Hammerfest a Istanbul

Come dice lo stesso Bryson, Hammerfest prima di partire sembrava un’ottima idea, ma comincia male già dal viaggio, scomodo e sgradevole: infatti la seconda parte del viaggio in autobus è un’avventura continua tra sonni interrotti e compagni di viaggio molesti. Hammerfet però è una meta gradita: cittadina tranquilla e persone cordiali. Qui infatti Bill si ferma per parecchi giorni in attesa di vedere l’aurora boreale, ma la routine del piccolo paese norvegese finisce per annoiarlo.

Allora il suo viaggio riprende, attraverso Belgio, Lussemburgo, Germania, Svizzera, Austria, Jugoslavia, Bulgaria per concludersi in Turchia, toccando grandi città e capitali dove Bryson incrocia divertentissimi dettagli del suo secondo viaggio con altrettanto spassosi aneddoti del suo primo viaggio.

“Amavo l’idea che in Europa non ci fosse nulla di definito.”

 

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