Fantozzi – Paolo Villaggio

Fantozzi è un romanzo del 1971 di Paolo Villaggio, edito da Rizzoli Editore. Il romanzo, o meglio, la raccolta di brevi e divertentissimi racconti che sembrano sketch di uno spettacolo comico, ha il merito di aver creato e introdotto al pubblico il personaggio del ragionier Ugo Fantozzi, che dal 1975 fu portato sugli schermi cinematografici dallo stesso Villaggio.

Fantozzi: il ragioniere più famoso d’Italia

Fantozzi come dicevo, è una raccolta di brevi racconti su episodi della vita del famoso ragioniere: ritroviamo Fantozzi a Parigi, in gitta sugli sci, lo ritroviamo nella famosa scena in cui deve prendere un tram in corsa, mentre gioca a tennis con Fracchia, a una festa di Capodanno, alle prese con i regali di Natale o mentre tenta disastrosamente di fare la corte alla signorina Silvani… quello che accomuna le scene è la perenne e bruciante sconfitta di Fantozzi che tornerà, dopo ogni avventura, alla sua vita quotidiana in ufficio, o meglio, nel sottoscala.

Libri VS Cinema

Sebbene descritto in modo diverso da come l’abbiamo conosciuto nei film, il buffo ma sfortunatissimo personaggio di Villaggio cattura l’attenzione fin dal primo momento e le risate sono assicurate. Nel libro, lo sfortunato ragioniere partecipa a numerose gite organizzate dal collega Filini, che sarà molto più presente nei film rispetto a quanto non lo sia nel libro.

Al contrario, Fantozzi è spesso in compagnia di Fracchia, suo collega, che nei film invece non sarà presente e il suo ruolo sarà ricoperto dal mitico Ingegner Filini. Fracchia invece sarà una delle principali maschere comiche di Paolo Villaggio, insieme al Professor Kranz e a Fantozzi.

Il linguaggio di Fantozzi

Paolo Villaggio e il suo personaggio Ugo Fantozzi hanno contribuito, non solo con questo libro ma anche con la successiva produzione sia letteraria che cinematografica, alla nascita e alla diffusione di nuove espressioni, modi di dire e termini che ormai pervadono la lingua italiana.

L’esempio più lampante è l’aggettivo “fantozziano” che viene definito dai dizionari come “che ricorda i modi goffi e impacciati del ragionier Fantozzi”.

Ma sono tanti i termini entrati nel nostro linguaggio attraverso i film o i libri di Fantozzi, ad esempio “merdaccia”, “coglionazzo”, “poltrona in pelle umana”, “direttore galattico”, “Dir. Gen. Lup. Mann. Gran Farabut” o “nuvola dell’impiegato”.

E cosa dire poi dell’espressione “cagata pazzesca”, come il nostro amato ragioniere definiva la Corazzata Potëmkin (chiamata pudicamente Corazzata Kotiomkin nel film), che da allora è diventata espressione di uso comune?

Infine, la frequente storpiatura dei congiuntivi per creare effetto comico e fare dell’ironia sull’utilizzo fantasioso degli stessi da parte degli italiani, ha creato espressioni che usiamo quasi quotidianamente senza accorgercene per creare ilarità. Chi non ha mai detto “Facci, facci pure” o “Vadi, vadi” oppure “ma mi facci il piacere…”. Il titolo del prontuario comico della lingua italiana dello stesso Villaggio del 2011, Mi dichi, deriva proprio da un’espressione “fantozziana”.

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