La farfalla granata – Nando dalla Chiesa

La farfalla granata è un romanzo del 1995 di Nando dalla Chiesa che ripercorre la vita di Luigi Meroni, detto Gigi, centrocampista del Torino negli anni Sessanta. Gigi morì a Torino, a soli ventiquattro anni, investito da un’auto mentre attraversava Corso Re Umberto dopo aver disputato con il “suo” Toro una partita contro la Sampdoria.

Dal libro è poi stato tratto, nel 2013, l’omonimo film per la tv diretto da Paolo Poeti. Il film però venne aspramente criticato, per le scelte di regia e per alcuni errori storici, sia dalla famiglia Meroni che dai tifosi del Torino.

Dopo aver percorso per anni Corso Re Umberto tutte le mattine e aver visto il monumento dedicato alla memoria della farfalla granata nel luogo in cui fu investito, ho deciso di documentarmi sulla vita di quel calciatore, che fino ad allora conoscevo solo da un punto di vista calcistico.

Gigi Meroni: un artista prestato al mondo del pallone

La farfalla granata ripercorre tutte le fasi salienti della vita di Gigi partendo dal suo luogo di nascita: Como. Gigi, nato nel 1943, rimase orfano di padre nel 1945 e venne allevato unicamente dalla madre Rosa, di professione tessitrice, che riuscì ad allevare tre figli con non poche difficoltà. Gigi, che già si dilettava con la pittura, appena ne ebbe la possibilità, cominciò a lavorare come disegnatore di cravatte di seta.

il calciatore del Torino Gigi Meroni (Luigi Meroni) dipinge un autoritratto nella sua mansarda il 11 febbraio 1966

Gigi cominciò presto a giocare a pallone e a incantare con le sue magie sul campo della Libertas San Bartolomeo. Il giovane Gigi crebbe calcisticamente nelle giovanili del Como dove riuscì addirittura a indossare la maglia della prima squadra.

Nel 1962, a 19 anni, fu chiamato in Serie A, dal Genoa. All’ombra della Lanterna Gigi si impose, oltre che nel cuore dei tifosi genoani, anche alla ribalta nazionale grazie ai suoi efficacissimi dribbling e ai suoi gol spettacolari. Nel 1964 però, nonostante i tentativi di trattenerlo da parte dei tifosi genoani, Gigi Meroni venne ceduto al Torino allenato da Nereo Rocco.

Gigi Meroni: la farfalla granata

Gigi, già soprannominato la “farfalla” per il suo stile di gioco fantasioso e artistico e per il suo stile di vita anticonformista, venne anche soprannominato da alcuni tifosi del Toro “Calimero” per i baffoni e i lunghi capelli neri. Proprio per questo suo stile di vita anticonformista (i capelli lunghi, la gallina al guinzaglio, i vestiti alla Beatles e la sua convivenza more uxorio con la “sua” Cristina) non era ben visto da molti in Italia e la sua carriera in Nazionale fu segnata da episodi di “censura”.

Al Torino la farfalla granata continuava a incantare i tifosi pennellando cross, inventando giocate fantastiche e volando verso l’area con i suoi dribbling da manuale. Le vittorie continuavano ad arrivare e ne arrivò una anche il 15 ottobre 1967, contro la Sampdoria.

Il volo interrotto della farfalla granata

Quella sera, dopo la partita, Gigi stava rincasando (abitava in Corso Re Umberto) con l’amico e compagno di squadra Poletti e, mentre attraversavano il Corso, una Fiat 124 Coupè li investì: Poletti venne preso di striscio mentre Meroni venne sbalzato sull’asfalto dove un’altra automobile lo travolse. Alla Guida della 124 c’era un giovane Attilio Romero che, nel 2000, divenne presidente del Torino fra la contestazione dei tifosi.

La città si fermò, scossa da un lutto che andava oltre la fede calcistica, e al funerale di Meroni parteciparono oltre 20.000 persone. Francesco Ferraudo, cappellano del Torino Calcio, venne criticato perché celebrò il funerale in chiesa nonostante l’opposizione della Diocesi di Torino che si opponeva al funerale di un “peccatore pubblico”: Meroni infatti conviveva con Cristina, separata ma ancora formalmente sposata con un regista romano.

Il monumento alla memoria di Gigi Meroni posto dal Comune di Torino nel 2007 in Corso Re Umberto

La domenica successiva era in programma il derby della Mole e prima della partita, al cospetto di due tifoserie ammutolite, un elicottero sorvolò il campo e lo inondò di fiori che vennero raccolti sulla fascia destra, dove giocava Gigi.

Nestor Combin, grande amico di Gigi con cui formava una formidabile coppia d’attacco, volle giocare questo derby nonostante la febbre e riuscì a segnare una tripletta, che dedicò all’amico scomparso. il quarto gol della partita (il Toro si impose 4-0) venne segnato da Alberto Carelli, che indossava la maglia numero 7 appartenuta a Gigi. Dopo il gol, il numero 7, sollevò il pallone e la  folla cominciò a urlare “Gigi, Gigi, Gigi”…

 

Fonti:

  • Nando dalla Chiesa, La farfalla granata, 1995
  • La farfalla granata online, http://www.gigimeroni.com/
  • Massimo Gramellini, La farfalla sbagliata, articolo su La Stampa del 13/11/2013
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