La mossa del cavallo – Andrea Camilleri

La mossa del cavallo è un romanzo poliziesco di Andrea Camilleri pubblicato nel 1999 da Sellerio. Come ci informa l’autore stesso, il romanzo si ispira a un fatto realmente accaduto a Barrafranca (Enna).

Inoltre in una nota finale, Camilleri informa i lettori che la fonte storica che ha ispirato la stesura del romanzo è il saggio Politica e mafia in Sicilia scritto nel 1876 da Leopoldo Franchetti e pubblicato nel 1995 dall’editore Bibliopolis di Napoli.

La mossa del cavallo: la trama

La mossa del cavallo è ambientata tra Vigata e Montelusa nel 1877 quando Giovanni Bovara diventa Ispettore capo ai mulini di Montelusa.

Il compito che attende l’ispettore capo è tutt’altro che facile: i suoi predecessori sono stati tutti ammazzati e Bovara vuole capire perché.

Michele Riondino nei panni dell’ispettore capo Bovara nel film “La mossa del cavallo – C’era una volta Vigata”

Per prima cosa, il nuovo ispettore capo convoca tutti i suoi sottoposti e detta nuove regole per il lavoro: ispezioni più accurate e comunicazioni più frequenti.

I sottoposti dissentono e Bovara è ben presto malvisto da tutti i suoi collaboratori: ma perchè?

Nel tentativo di capire il motivo di tutto questo astio nei suoi confronti, Bovara si ritrova a pestare i piedi di don Cocò, il signorotto locale, che non intende fargliela passare liscia.

Don Cocò e compagni ordiranno infatti un complicato piano per far passare l’ispettore capo per pazzo e omicida e per batterli ci vuole… la mossa del cavallo.

Il cavallo è l’unico pezzo del gioco che può scavalcare gli altri… (A. Karpov, Il manuale degli scacchi)

L’importanza del dialetto

L’ispettore capo Giovanni Bovara è nato a Vigata ma i suoi genitori, per lavoro, si sono trasferiti quasi subito dopo a Genova. L’ispettore quindi è vigatese di nascita ma non riesce a comprendere il dialetto, egli infatti pensa in genovese e si esprime in italiano.

Questa sua difficoltà di comunicazione sarà fonte, all’inizio del romanzo, di simpatiche battute e incomprensioni.

L’aspetto interessante, a proposito dei dialetti, è l’alternanza del vigatese e del genovese nelle pagine del romanzo con il dialetto vigatese che diventerà via via sempre più parlato dall’ispettore fino a diventare preponderante nei suoi pensieri.

 

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