L’Italia in seconda classe – Paolo Rumiz

L’Italia in seconda classe è un saggio di Paolo Rumiz edito nel 2009 da Feltrinelli, nella collana Feltrinelli Traveller. Il saggio è la raccolta di una serie di articoli del giornalista Paolo Rumiz pubblicati su La Repubblica dal 2 al 23 agosto 2002.

L’Italia in seconda classe: attraversare l’Italia in treno

L’Italia in seconda classe non è solo un diario di viaggio, ma è soprattutto una raccolta di riflessioni su un Italia che cambia raccolti durante il viaggio di Paolo Rumiz in treno, in un percorso che attraversa l’Italia, dalla Sicilia al Piemonte. E siccome sono riflessioni di 15 anni fa, alcuni cambiamenti sono già avvenuti e altri stanno ancora avvenendo, ma col senno di poi, si può vedere come le intuizioni del giornalista fossero azzeccate.

Un compagno di viaggio d’eccezione

L’idea di Rumiz è quella di percorrere 7480 kilometri (tanti quanti quelli della mitica transiberiana) sulla rete ferroviaria italiana, utilizzando treni a scorrimento lento (se non in rari casi), linee poco frequentate e attraversando stazioni semi deserte.

Rumiz, che decide di partire da Firenze, ha un compagno di viaggio d’eccezione, un tipo schivo, innamorato dei treni e delle locomotive, che non vuole rivelare il suo nome e infatti si fa chiamare “740”, non come la dichiarazione dei redditi ma come il nome di una delle locomotive più diffuse in Italia.

Il treno, non l’aereo, ha fatto l’Italia

Durante il loro viaggio attraverso rami ferroviari secchi e stazioni semi-abbandonate (come dice il titolo, L’Italia in seconda classe), Rumiz e 740 riflettono sullo stato di abbandono di parte della rete ferroviaria italiana, una rete dalle nobili origini. La rete ferroviaria italiana infatti risale, come concezione, all’Ottocento ed è figlia delle politiche di unificazione dell’Italia.

Negli ultimi anni però, con la supremazia dell’automobile e dell’aereo, il treno è diventato sempre meno importante, i viaggiatori sono diventati clienti e i rami che non rendevano più, sono stati tagliati.

Viaggiando verso oriente

Dopo avere zigzagato per la penisola, i nostri due viaggiatori arrivano in Piemonte e da qui, con un occhio ai kilometri percorsi e l’altro agli orari ferroviari, l’idea è di viaggiare verso oriente. Per loro l’oriente non è solo una meta da raggiungere ma è quasi un’ossessione; del resto, come dice l’autore, “cercare la direzione” non si dice forse “orientarsi”?

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