Maledetta Cina – Paolo Rumiz

Maledetta Cina è un saggio del giornalista e scrittore Paolo Rumiz, edito nel 2012 da Feltrinelli. Come L’Italia in seconda classe, Maledetta Cina non è solo un diario di viaggio, ma è anche e soprattutto il taccuino dove Rumiz, grandissimo osservatore e acutissimo pensatore, annota le sue riflessioni.

Maledetta Cina: un viaggio a Pechino

Paolo Rumiz si reca in Cina, a Pechino, per andare a trovare il figlio che lavora nella capitale della Terra di Mezzo in un’azienda che si occupa di trovare una soluzione sostenibile per risolvere i problemi di inquinamento che attanagliano tutto il Paese.

Proprio l’inquinamento è uno degli argomenti su cui Rumiz riflette di più, immergendosi subito in quell’atmosfera giallina che tutti coloro che si sono recati a Pechino conoscono bene. Come spiega il giornalista, quell’atmosfera giallina è causata dalle emissioni di carbone solforoso, largamente utilizzato in Cina.

Rumiz, dopo essere arrivato a casa del figlio, comincia a girovagare e a scoprire la città. Contrariamente a quanto fa per i suoi viaggi, non si è documentato sulla Cina e decide di scoprirla “sul campo”.

Scene di vita quotidiana

Rumiz nota subito che a Pechino ci sono transenne e barriere ovunque, transenne tra la strada e le case, transenne a chiudere le piazze e transenne addirittura a dividere i due sensi di marcia nelle strade (ad esempio in Piazza Tiananmen).

Piazza Tiananmen poi, proprio come è successo a me, colpisce in particolar modo il giornalista: uno spazio enorme, quasi tutto vuoto e circondato da alti edifici… uno spazio dove domina il cemento, un monumento alla grandezza del Partito.

Infine, un terzo aspetto della Cina a colpire Rumiz è l’onnipresenza di guardie, armate e non. Chi è stato in Cina, in particolare nelle grandi città, sa che ogni complesso residenziale, ogni palazzo di una certa importanza e ogni cancello di luogo pubblico (un esempio su tutti, i quattro cancelli dell’università presidiati giorno e notte).

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