Pulvis et umbra – Antonio Manzini

Pulvis et umbra di Antonio Manzini era nella mia lista di libri da leggere già da un mesetto (il libro, edito da Sellerio, è uscito il 31 agosto di quest’anno), ma ho voluto aspettare un po’ a leggerlo, forse per gustarlo meglio. E devo dire che le mie aspettative non sono state tradite, anzi…

Il romanzo ha come protagonista il celebre vicequestore Rocco Schiavone, che abbiamo imparato a conoscere e amare grazie ai bellissimi romanzi (Pista nera, La costola di Adamo, Non è stagione, Era di maggio e 7-7-2007) e all’omonima serie tv tratta proprio dalle opere di Antonio Manzini.

La precedente avventura di Rocco Schiavone, 7-7-2007, era uscita nell’estate del 2016 e ci aveva lasciato con Rocco alle prese con la caccia all’assassino di Alice, la fidanzata di Sebastiano, uccisa a colpi di pistola mentre si trovava ad Aosta, ospite di Rocco.

Pulvis et umbra: un’indagine dai contorni sfumati

Pulvis et umbra si apre con il ritrovamento del cadavere di una trans nel fiume Dora la cui identità, dopo una serie di indagini viene scoperta. L’indagine però viene misteriosamente insabbiata dai “piani alti” e Rocco Schiavone e la sua squadra ricevono un’enorme delusione: il caso diventa un “caso chiuso” e loro vengono diffidati dal continuare le indagini. 

Come spesso succede nei romanzi di Manzini, il vicequestore di Aosta è impegnato in una delle sue indagini non ufficiali che lo porterà ancora una volta a Roma, sulle tracce di Enzo Baiocchi, personaggio che avevamo già incontrato in 7-7-2007. Quell’Enzo Baiocchi coinvolto nella morte di Marina, la moglie di Rocco Schiavone, e colpevole dell’omicidio di Alice, amica di Rocco e fidanzata del suo amico Sebastiano.

Pulvis et umbra è secondo me, uno dei più bei romanzi con protagonista il burbero vicequestore di Aosta, perché affronta vari temi: dall’amore, all’amicizia, al tradimento. Il tutto scritto con l’inconfondibile stile ironico e tagliente di Manzini.

 

 

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