Quello che l’acqua nasconde – Alessandro Perissinotto

Quello che l’acqua nasconde è un romanzo dello scrittore e traduttore torinese Alessandro Perissinotto. Abbiamo già parlato di Perissinotto per il romanzo storico Treno 8017, L’orchestra del Titanic della saga di Anna Pavesi e altri romanzi come Le colpe dei padri, Coordinate d’Oriente e Lo sguardo oltre l’orizzonte.

Quello che l’acqua nasconde: quanto pesano le parole non dette?

Quello che l’acqua nasconde è ambientato nella Torino contemporanea dove il famoso genetista Edoardo Rubessi, torinese emigrato negli States, si reca per un’importante sperimentazione genetica in compagnia della moglie Susan. La sperimentazione è preceduta da una conferenza, che si svolge nel primo giorno di permanenza di Edoardo in città.

Da quel giorno il passato tornerà a bussare alla porta di Edoardo: un passato che lui aveva voluto dimenticare tagliando completamente i ponti con Torino e con l’Italia. Un passato che verrà scoperto da Susan con l’aiuto di Aldo, l’io narrante di Quello che l’acqua nasconde e amico d’infanzia di Edoardo prima dell’Ultima Grande Rivelazione di Edoardo che servirà a spiegare tutto.

Quello che l’acqua nasconde: un viaggio fra le atrocità degli anni di piombo

Come spiega lo stesso Perissinotto nella prefazione, dopo Le colpe dei padri, molte storie sono andate a cercarlo per essere raccontate, per essere ricordate. L’autore ne sceglie una, legata alla Torino degli anni Settanta, gli anni di piombo, un periodo di sangue e terrore.

Perissinotto cita fatti e date collegati alla storia di Edoardo ma appartenenti alla Storia, a un periodo che ci può sembrare lontano, remoto ma che in realtà è lì, dietro l’angolo, appena quarant’anni fa.

Come mi era già successo con Treno 8017 e con Le colpe dei padri, il romanzo mi ha spinto a documentarmi e a saperne di più su fatti che l’autore cita e descrive.

Torino e L’Angelo Azzurro

Fin dalle prime pagine del romanzo, l’autore cita una delle immagini più significative per lui del periodo degli anni di piombo a Torino: Roberto Crescenzio seduto su una sedia in Via Po, completamente ustionato. L’immagine fu scattata davanti al bar “Angelo Azzurro” in via Po dopo l’attentato e dove, dopo aver riportato ustioni su tutto il corpo, Roberto Crescenzio attendeva di essere portato al CTO.

Il 1 ottobre 1977, il locale venne assalito con un lancio di Molotov perché ritenuto un “covo di fasci” e Roberto Crescenzio, studente-lavoratore, che si trovava lì come avventore occasionale (il locale è infatti vicino a Palazzo Nuovo, una delle sedi dell’Università di Torino) perse la vita in seguito alle ustioni riportate nel rogo dell'”Angelo Azzurro”.

Oggi, una targa in via Po 46 (luogo dove sorgeva il bar) ricorda i fatti del 1977 e la morte di Roberto Crescenzio.

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