Il tesoro segreto di Leonardo – Leggi GRATIS il primo capitolo

Il tesoro segreto di Leonardo è un romanzo di Gary Northwest e Onésimo Colavidas e si tratta della seconda indagine di Art Coltman, designer e pubblicitario statunitense.

Il romanzo è arricchito dalle illustrazioni del pittore catalano Onésimo Colavidas, illustratore di La stellina triste , la prima favola di Alessandra Cesana e delle copertine di Una nuova vita e Giochi di società.

Il tesoro segreto di Leonardo è disponibile in formato ebook su AmazoniTunesGoogle BooksKobo e tutte le altre principali piattaforme digitali.

Il tesoro segreto di Leonardo: leggi GRATIS il primo capitolo

Capitolo 1: “L’omicidio di Bianca”

Il suono secco e acuto dello sparo fece rimbombare il suo eco fra i bellissimi affreschi del palazzo veneziano e i personaggi dei dipinti rimanevano immobili ma vivi e coscienti della loro eterna immutabilità. Subito dopo, un silenzio vuoto tornò a regnare nell’immensa stanza. L’ombra dello sconosciuto percorse a passo svelto qualche stradina e svanì nella spessa nebbia della notte che si era alzata sui tranquilli e silenziosi canali di Venezia.

Un suono persistente stava cercando di liberarmi dal sonno profondo che mi impediva di aprire gli occhi stanchi. Prima di allungare la mano verso l’iPhone, guardai il mio orologio da polso: erano le otto di mattina e avevo dormito solamente cinque ore. I miei neuroni cominciarono a funzionare: mi ricordai che avevo lavorato ad alcuni bozzetti per un’associazione statunitense ed ero rimasto a dormire nel mio studio. L’iPhone continuava a cercare di catturare la mia attenzione e il mio sguardo si posò sul piccolo schermo: rimasi completamente spiazzato vedendo l’attraente volto di Kelly.

Risposi rapidamente e senza nemmeno riuscire a parlare, sentii Kelly che pronunciava il mio nome con voce angosciata:

«Art! È successa una cosa terribile. Vieni, presto, ho bisogno di te.»

«Cosa succede Kelly? Ti sento molto agitata.»

«Adesso non posso spiegarti. Per favore, ti chiedo solamente di venire a Venezia.»

«Va bene Kelly, allora mi muovo subito per prenotare il primo volo per Venezia.»

«Non prenotare l’hotel, vieni direttamente al mio appartamento.»

«Ok Kelly, tranquilla, ti avviserò appena arrivo.»

La fortuna era dalla mia parte: quel giorno un aereo sarebbe partito da Barcellona e avrebbe raggiunto l’aeroporto Marco Polo. Durante il viaggio la mia preoccupazione andava aumentando: cos’era successo?

Il fremito nella voce preoccupata di Kelly durante la chiamata mi angosciava, ma non volevo pensarci fino a quando non avessi saputo cosa la tormentava.

Sentii la laguna risvegliarsi e sferzare, con brusche ondate, l’agile lancia che mi stava portando a Venezia.

Scesi dal taxi acqueo e stufo di pormi domande che non avevano una risposta, mi diressi verso l’appartamento di Kelly e nel mentre le inviai un messaggio sul cellulare per avvisarla del mio arrivo.

I miei occhi si incontrarono con quelli color miele di Kelly e nel suo sguardo, a cui la luce della lampada dava uno strano riflesso, vidi tutta la sua paura.

«Art!» nella sua voce colsi un’impazienza che mi spinse ad abbracciarla con forza: potevo sentire i battiti del suo cuore accompagnati da un singhiozzare convulso.

Kelly attese qualche istante prima di cominciare a raccontarmi quanto era successo.

«L’hanno ammazzata, Art! È orribile!» Un pianto trattenuto le formò un nodo in gola, fece un sospiro spezzato e disse finalmente «Hanno ucciso Bianca.»

«Chi è Bianca?»

«Una dottoressa in Belle Arti che avevo coinvolto per aiutarmi a restaurare una parte molto delicata degli affreschi che sembrava attribuibile al Vasari.»

«Ti riferisci a quel Giorgio Vasari?» domandai.

«Stando a quanto ha detto il sovrintendente ai lavori, pare di sì. La polizia sta già indagando sul caso e il commissario ci ha ordinato, per il momento, di abbandonare i lavori.»

«Ho paura, Art.»

«Perché hai paura, Kelly?» le chiedo incuriosito.

«Perché credo di essere in pericolo anch’io.»

«Cosa?»

«So delle cose che mi ha raccontato Bianca, credo che la sua morte abbia qualcosa a che fare con quello che aveva scoperto.»

«Cos’ha scoperto, Kelly? E… lo hai detto alla polizia?»

«No» rispose «ho pensato che se l’avessi fatto, la prossima sarei stata io.»

«Cosa dici! Che razza di mistero è questo?»

Kelly mi guardò con occhi pieni di disperazione e le sue mani si strinsero l’una con l’altra.

Rinunciai a chiederle che si spiegasse con maggiore chiarezza, la tirai a me cercando di consolarla e lei mi abbracciò stretto pronunciando il mio nome.

«Kelly, non avere paura, sono qui con te. Questa notte mi fermerò qui e domani ne parleremo. Cosa ne pesi? Credi possa andare bene?»

Non appena sentii queste parole, mi sembrò che si fosse liberata di una parte della sua angoscia.

Kelly nascose il viso fra le mani e rimase immobile a lottare con sé stessa per controllare il suo nervosismo.

Vedendola più rilassata, le presi la mano.

«Devi riposare, Kelly. Io rimarrò sul divano, tu prova a dormire.»

«No, Art. Vieni con me, voglio che tu mi stia accanto, ne ho bisogno.»

Nella stanza tornò a regnare il silenzio: Kelly si era addormentata e il suo unico movimento visibile era un lieve tremore delle labbra. Ma era al mio fianco, sana e salva. Nel buio, cercai di riflettere su quello che mi aveva raccontato Kelly, ma arrivai alla conclusione che con i pochi dati a mia disposizione sarebbe stata poco più che una perdita di tempo. Allora mi abbandonai anch’io a un sonno di pensieri confusi.

Il sole del mattino filtrava da una fessura della finestrella della camera buia e vedendo il raggio di luce che colpiva la fronte, mi alzai immediatamente e guardai il mio Rolex: segnava le sei e mezza e mi accorsi che Kelly continuava a dormire accanto a me. Mi sorpresi a riflettere a tappe forzate fra mere supposizioni.

«Al diavolo!» esclamai tra me e me.

Uscii lentamente dal letto e andai verso il piccolo bagno.

Mi sentivo pervaso da quella pigrizia che si presentava solo quando l’acqua della doccia scorreva con vigore sul mio corpo.

Uscendo dal bagno sentii l’aroma del caffè appena fatto.

Guardai verso la bellissima Kelly e notai che, come al solito, aveva rubato di nuovo la mia camicia: la cosa non mi dispiaceva affatto, anzi. Lei, prendendomi totalmente alla sprovvista e immerso nei miei pensieri, mi svegliò con una frase che è musica per le mie orecchie.

«Buongiorno caro. Ho preparato caffè e pudding con uvetta e frutta… la tua colazione preferita, Art.»

«Non potrei chiedere di meglio, Kelly.»

Mentre facevamo colazione, notai che Kelly era apparentemente più tranquilla e rilassata così mi azzardai a discutere del motivo del mio arrivo a Venezia.

«Kelly, credi di riuscire a raccontarmi cos’è successo?»

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Svuotò la sua tazza di caffè e, dopo aver dato un morso al suo pudding, mi guardò con occhi stanchi e provò, non senza difficoltà, a mettere ordine fra quanto è successo:

«Bianca Olvi, dottoressa in Belle Arti e specializzata in “Tecnologie per il restauro di affreschi antichi”, cominciò a collaborare con me per dedicarsi al restauro del magnifico affresco che, come ti ho già detto, il sovrintendente Dino Bellini attribuiva con tutta probabilità al grande maestro rinascimentale Vasari. L’affresco non era in buone condizioni: aveva della polvere incrostata ed era molto stuccato in un angolo. Bianca era molto brava e poteva contare sull’appoggio di Bellini. Con lei mi trovavo molto bene: oltre a essere un’ottima collega, io imparavo molto dai suoi consigli. Due giorni prima di essere uccisa, venne a chiamarmi affinché vedessi cosa aveva scoperto nell’angolo stuccato dell’affresco. Aveva appena ripulito uno strato di vernice e mentre si apprestava a cominciare il restauro si era sorpresa nel trovare il disegno di un leoncino accompagnato da degli strani segni. Scattò una fotografia del disegno e della scritta e me la mostrò dicendomi che avrebbe informato il sovrintendente Bellini. Le dissi che era la cosa giusta da fare, ma le chiesi anche di inviare la fotografia dal suo cellulare al mio: ero curiosa di sapere cosa potessero significare quei segni sull’affresco.»

Dopo una breve pausa, Kelly prosegui dicendo:

«Accompagnai Bianca, intenzionata a conoscere l’opinione del sovrintendente e, dopo che lui ebbe visto la foto sul cellulare di Bianca, ci recammo sul posto e gli chiesi della possibile importanza di quei segni indecifrabili. Bellini mi rispose che era possibile che lo stesso pittore avesse realizzato quell’iscrizione indecifrabile. Ordinò a Bianca di prelevare, facendo molta attenzione, un campione dell’ultimo strato di vernice per poterli analizzare e verificarne l’autenticità. Ah! E disse anche a Bianca di coprire quell’angolo per proteggerlo e di dedicarsi, per il momento, al restauro di un’altra parte dell’affresco. Per i due giorni successivi, si proseguì con la solita routine. All’ora di andare a casa, Bianca voleva finire una parte di affresco: era emozionata e anche lei era convinta che l’autore fosse il Vasari.»

Io ascoltai con attenzione quanto mi raccontava Kelly e mi rallegrai nel vedere come l’espressione sul suo viso cambiava mentre mi metteva al corrente di quei fatti terribili e si liberava di tutta la tensione repressa.

«Il mattino seguente quando arrivai mi stupii che le luci fossero accese e pensai a una dimenticanza di Bianca. Di solito sono io ad arrivare perché voglio cercare di completare il restauro entro il termine prestabilito» dopo un attimo di silenzio, Kelly tremò leggermente e poi continuò: «Mentre salivo le scale sentivo che il silenzio si insinuava dentro di me come una presenza indesiderata e quando vi entrai, la stanza dove lavorava Bianca era immersa nell’oscurità più completa. Azionai subito l’interruttore della corrente elettrica e nella stanza si diffuse una luce splendente. I faretti che utilizzava per lavorare erano spenti e fu solo allora che guardai in direzione del corpo che era disteso a faccia in giù sul pavimento con di fianco una pozza di sangue. È stato orribile, spaventoso! Dal camice capii che si trattava di Bianca e senza dubbio era morta, era stata ammazzata!»

«Stai tranquilla Kelly, non voglio farti soffrire ancora per questa tragedia.»

«Art!» mi rispose «Non so come ho fatto a scendere le scale, cercare il telefono per chiamare la polizia e raccontare loro del ritrovamento. È accaduto tutto così in fretta… sono uscita di corsa verso la strada finché non ho trovato un gruppo di persone e ho sentito la voce di Bellini che ha fermato la mia corsa… puoi immaginare che appena sono riuscita a parlare, gli ho detto che avevano ucciso Bianca.»

«Avete atteso la polizia?» chiesi.

«All’inizio il sovrintendente, vedendomi così scossa, mi ha detto di tornare a casa ma io sentivo che, dopo averlo incontrato, mi stavo riprendendo e gli ho risposto che preferivo tornare al palazzo e aspettare la polizia, visto che io ero la prima persona che aveva visto il cadavere di Bianca. Praticamente abbiamo passato la giornata a rispondere alle domande della polizia, prima al palazzo poi al Posto di polizia a Venezia. Bellini ha chiesto se potevo andare a riposare e mi ha accompagnato lui stesso al mio appartamento. Quando sono arrivata, ho preso un paio di pastiglie e mi sono lasciata cadere sul letto, il silenzio si è fatto più rumoroso e sono rimasta addormentata. Mi sono svegliata con una sensazione di incertezza strana e inquietante che si stava impossessando di me e, nell’oscurità più completa, non sapevo cosa fare e mi sono resa conto che mi stavo agitando sempre più, così ho deciso di accendere la luce del comodino dove avevo appoggiato il cellulare ed è stato allora che ti ho chiamato, Art. Avevo assolutamente bisogno di averti al mio fianco.»

«Non temere Kelly» le risposi «Andrò fino in fondo a tutto questo.»

«Cosa pensi di fare, Art?»

«Lo sai Kelly: andare a caccia dell’assassino.»

«Immaginavo. Sei pazzo, Art? Se la persona che cerchi crede che tu stia ficcando il naso, cercherà di uccidere anche te.»

«Kelly, preferisco che cerchi me piuttosto che rischiare che cerchi te.»

«È proprio ciò che temevo, Art. Sapevo che la tua reazione alla mia chiamata sarebbe stata questa, ma io non voglio che tu rischi la vita per me… lascia che se ne occupi la polizia.»

«Capisco Kelly, ma credi che alla polizia importi della tua sicurezza più che a me? Dopo quanto mi hai raccontato, non intendo restare qui senza fare niente.»

«E quindi Art, da dove cominciamo?»

«Da dove comincio, vorrai dire! Ci andrò da solo, è più sicuro. E poi, in questa storia c’è una serie di circostanze davvero strane. Mi chiedo: perché Bianca è stata assassinata? Per quale motivo? Forse per qualcosa che aveva scoperto? E chi c’è dietro questo crimine?»

«Art, questo non è il tuo mestiere… cosa pensi di fare?»

«Per prima cosa, voglio sapere cosa ne pensa la polizia al riguardo e, se non mi sbaglio, non ci metteranno ancora molto a chiamarti e a interrogarti di nuovo. Kelly, quando tu e Bellini siete andati al commissariato, avete parlato di quello che Bianca aveva visto nell’affresco di Vasari?»

«Ora che mi ci fai pensare, ci hanno fatto varie domande di routine su Bianca riguardanti le sue amicizie e le sue conoscenze. Io ero molto nervosa mentre Bellini era più sereno, ma l’argomento delle scritte che aveva scoperto Bianca non è saltato fuori: immagino che non l’abbia considerato importante o che, semplicemente, se lo sia scordato. Io invece me ne ricordavo ma ho preferito non dire nulla, non so perché ma il mio istinto mi diceva che poteva essere pericoloso per me.»

«Credo che tu abbia fatto molto bene Kelly, dobbiamo aspettare che sia la polizia stessa a muoversi in questo senso e ad agire di conseguenza. Mi piacerebbe vedere le scritte che ha scoperto Bianca.»

Kelly prese il suo iPhone e le visualizzò sullo schermo.

«No, Kelly, è meglio se riesci a stampare la foto e poi cancellarla, visto che la polizia probabilmente ti chiederà il telefono. Kelly, oltre a te e Bellini, chi altri è a conoscenza di questo fatto?»

«Immagino che la polizia stia interrogando il custode del palazzo e l’impresa di pulizie.»

«Stando a ciò che mi hai raccontato, il custode di notte non è presente.»

«No» mi risponde Kelly «C’è solo durante il giorno, il suo turno è dalle 9 alle 19 e non ha le chiavi del palazzo, le pulizie vengono effettuate il lunedì, il mercoledì e il venerdì mattina. Pensa Art che, a parte i ponteggi per il restauro degli affreschi, il palazzo è sgombro da qualsiasi tipo di mobilia. Non essendo in buono stato, il signor Harrison lo ha comprato a basso prezzo e prima di ammobiliarlo e risistemarlo, voleva recuperare l’antico splendore degli affreschi. A parte l’architettura del palazzo, questo era quello che più gli interessava e qui è dove entra in scena Dino Bellini, molto esperto e conosciuto in Italia per il restauro di grandi dipinti e affreschi in importanti palazzi di Roma, Firenze e Venezia.»

«Cosa sai di questo Harrison?»

«Secondo quanto mi ha raccontato Bellini, il signor Matt Harrison, statunitense, si dedica alla ricerca e all’acquisto di antichi palazzi nelle principali città italiane o ville nei dintorni con abbiano delle stanze affrescate, li fa restaurare e poi li vende a caro prezzo alle agenzie immobiliari negli Stati Uniti. Secondo Bellini, esiste un grosso mercato di investitori non solo negli Stati Uniti, ma anche di persone abbienti provenienti da altri paesi emergenti.»

«Però!» le risposi «Un ottimo affare.»

«Beh, pare proprio di sì Art.»

«Uhm… ci sono parecchie persone coinvolte in questa storia, Kelly. Ma perché a questo restauro, oltre Bianca, lavoravi solo tu?»

«Dino Bellini dirige, parallelamente, parecchi restauri. I suoi principali collaboratori e il resto dell’equipe stanno lavorando a Roma. Aveva previsto di assumere nuovo personale per questo palazzo e sono stata fortunata che abbia pensato a me visto che, dal momento in cui mi ha contattato, erano già passati parecchi mesi da quando gli avevo inviato il mio curriculum.»

«E dimmi Kelly, chi possiede le chiavi del palazzo?»

«Ascolta, Art, mi stai facendo il Terzo Grado?» domandò un po’ stizzita e un po’ angosciata dalle mie domande.

«Scusa tesoro, dev’essere la conseguenza di aver letto troppi libri gialli.»

«Ma cosa dici Art! Se in studio hai tutti gli scaffali pieni di libri d’arte o che hanno a che fare con il design o l’architettura.»

«Sai Kelly, fra gli altri ho letto Graham Green e ho anche visto alcuni film noir» dissi facendo finta di niente. «Va bene, non innervosirti, ammetto che non è molto ma sai che imparo in fretta. Ti farò un ottimo esempio: ti ricordi dell’affaire Tania Ivanov?» (1)

1 – Protagonista del romanzo dello stesso autore «El misterio de la violinista».

«Tania!» grida furiosamente Kelly.

«Sì, Tania mi ha chiamato per ringraziarmi per il prezioso aiuto che ha ricevuto, in cui io ho messo a repentaglio la mia vita.»

«Prezioso? Anch’io l’ho aiutata ma non mi ha chiamato. E pensa di venire a trovarti a Barcellona?»

«Certo, mi ha detto che le piacerebbe venire a trovarmi» (“maledizione, questo non avrei dovuto dirlo” pensai).

«E quando avrebbe pensato di venire a trovarti, mio caro Art?»

«E io cosa ne so, non sarai mica gelosa adesso?»

Guardando l’espressione di inquietudine che questa conversazione le provocava, vidi i suoi bellissimi occhi che mi stavano guardando con espressione angosciata e le labbra semiaperte e non riuscii a fare a meno di tirarla verso di me e baciarla. Lei, dopo una minima resistenza, si tranquillizzò e mi restituì il bacio.

«Kelly, convinciti del fatto che l’unica persona a cui tengo sei tu. Dai, siediti qui vicino a me.»

Kelly mi abbracciò in silenzio e sentii che il suo corpo si stringeva con forza al mio. Quando mi lasciò, Kelly si sedette strofinandosi gli occhi umidi ma vidi che non piangeva.

In quel momento il campanello della porta suonò insistentemente e una voce profonda e perentoria gridò:

«Polizia! Apra immediatamente la porta!» Kelly mi rivolsge uno sguardo sorpreso.

Con passo svelto andai ad aprire la porta. Uno dei due poliziotti, con una voce squillante, mi chiese: «Lei chi è? E dov’è la signorina Kelly Vermont?»

Prima che riuscissi a rispondere, Kelly si sistemò al mio fianco e con tono deciso si rivolse al poliziotto: «Sono io Kelly Vermont, signor agente.»

Dopo avermi guardato con sguardo di sfida, l’agente disse a Kelly che doveva andare con loro.

«Dove e perché?» gli domandai.

«Ordini del commissario, noi non sappiamo altro.»

Il poliziotto mi rivolse uno sguardo diffidente e mi domandò: «Per caso lei è un avvocato?»

«No, agente, è un mio amico.» Gli risponde Kelly, sporgendosi in avanti.

«Bene, può venire se vuole, ma dovrà attendere in commissariato.»

«Suppongo che prima possiamo vestirci, cosa ne dice agente?» gli domandai sarcastico.

E dopo qualche secondo mi rispose: «Sbrigatevi!»

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